
Friuli'76,
storia di un gruppo Scout
Premessa
La memoria si confronta con tempi lontani, il ricordo si annebbia, io vi racconto ciò che è rimasto nelle mie emozioni.
Come un mosaico nel quale ogni tessera ha un significato relativo, ma se le mettiamo tutte assieme e guardiamo un po’ da lontano, il quadro prende forma.
Chi eravamo
Ascoltavamo De André e i New Trolls (andrò ancora per le strade del mondo…)
Ecco perché siamo partiti.
Leggevamo “lettera ad una professoressa” di Don Milani priore di Barbiana. Nella sua scuola in mezzo ai monti c’era una scritta “I care” (mi importa).
Ecco perché siamo partiti.
Seguivamo gli insegnamenti di Baden Powell il fondatore dello scoutismo che ci chiedeva “di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo avevamo trovato”.
Ecco perché siamo partiti.
Avevamo appena digerito il ’68 (che pochi di noi avevano vissuto pienamente) sostituendo ad una ribellione generale la necessità di lavorare per un mondo migliore.
Ecco perché siamo partiti.
Il terremoto
Partiamo? Si ma con un progetto!
Il rischio è di avere buona volontà ma non sapere cosa serve. Progetto: andiamo a lavorare, facciamo foto per quello che si può, poi tornati a Casola facciamo una mostra per coinvolgere i compaesani e raccogliere denaro, ma soprattutto per cercare artigiani con un mestiere, disposti a venire con noi l’anno seguente.
Io parto un giorno prima, voglio chiedere e capire cosa è opportuno fotografare e cosa no: di fronte al dolore c’è sempre un senso di pudore.
Udine, parrocchia del Carmine, tutti gli Scout passano di lì per essere indirizzati al luogo di destinazione e per ricevere le informazioni di base su cosa fare.
Tre ambiti di azione: il lavoro nella ricostruzione, l’animazione dei ragazzi (perché le scuole sono finite e i genitori sono impegnati), i lavori nei campi (perché la natura non si ferma per il terremoto).
Conosco Franco Bagnarol (responsabile dell'AGESCI friulana) al quale descrivo il nostro progetto.
Mi “assume” come fotografo dell’AGESCI.
Il giorno mi porta tra macerie, persone, volontari, mi spiega i perché, i meccanismi, i valori, le scelte.
La notte stampo nella camera oscura che i miei amici mi hanno portato.
La mostra a Casola
Il progetto va avanti. Nel ‘77 facciamo la mostra nel nostro paese e raccogliamo le adesioni di bravi artigiani
con i quali facciamo diverse squadre: in ognuna un artigiano aiutato da alcuni di noi, manodopera
poco competente ma volonterosa.
E nel luglio ‘77 ripartiamo per Tramonti.
Tramonti, dove siamo tornati 32 anni dopo per rileggere assieme ai Valtramontini questa esperienza.
Friuli al quale tutti restiamo legati con un legame particolare, quello verso una terra
che ci ha permesso di “fare del nostro meglio”, come dicono gli Scout.
Maurizio Montefiori

foto del 1976